giovedì 5 febbraio 2015

tratto da: Spariti e Sparati, i casi di Martin Pallottola



 Mogli e buoi dei paesi tuoi

Martin Pallottola era molto felice di passare le vacanza a casa dei suoi zii, rincontrare vecchi amici, visitare luoghi che ricordavano l’infanzia felice e spensierata. Aveva vissuto per periodi alternati fino ai diciotto anni sulla splendida cittadina affacciata sul mare tirrenico e ciò aveva inciso profondamente nel suo carattere e nel modo di vivere la vita; Martin non riusciva a sopportare la grande metropoli e quando poteva scappava a rifugiarsi nel piccolo paese; l’odore del salmastro, lo sbattere delle onde sulle piccole o grandi barche ormeggiate nel minuto ed accogliente molo, lo conducevano ad essere dimentico di tutti i problemi causati dal lavoro. Martin era un tipo tranquillo a differenza di quello che ci si potrebbe immaginare in un commissario di polizia operativo specializzato in investigazioni e vivere in una grossa città e fare quel tipo di lavoro non era certamente indicato a tipi calmi e riflessivi come lui; quando parlava di se con gli amici o amiche li piaceva paragonarsi al mare, tranquillo, lento, calmo ma capace di trasformarsi in onde spaventose che avrebbero potuto distruggere qualunque cosa, dipendeva dagli eventi e ricordava anche che pure l’acqua che sbatte lentamente sempre contro lo stesso punto dello scoglio pian piano riesce ad intaccare la roccia stessa.
Era felice di essere a casa e lo stare appoggiato al muretto ad osservare aspiranti pescatori che si districavano tra lenze, ami e sgorbigli lo rendevano ancora più contento. Passò la sua prima giornata di vacanza proprio come se la era immaginata: spensierato, a contatto con la natura, riconciliato con le cose di cui aveva vaghi ricordi e soprattutto con il cellulare spento, anche Abramo, il suo fedele alano arlecchino, sembrava più in forma, curiosava, annusava e sbavava come mai aveva fatto nel suo anno di vita.
La sera, dopo aver mangiato in gran quantità una cena a base di pesce cucinato dalla zia, decise di uscire e si recò dietro consiglio dello zio in un locale situato nella zona vecchia del paese, percorrendo la strada cercava di ricordarsi cosa c’era da quando lui era piccolo fino al momento in cui se ne andò a lavoro al nord; non riusciva a rammentare ma lentamente un’immagine si creò nella sua mente e riuscì a fargli ricordare il locale che c’era prima.
Oh diavolo! Come potevo essermi dimenticato dove ho conosciuto il piacere delle prime bevute degenerate in sbronze in compagnia dei miei vecchi amici e di Sergio ed il Vichingo?
Si avvicinò lentamente alla porta del locale e mentre lo faceva cercava di osservare il più possibile, deformazione professionale, fuori seduti ai tavoli c’erano molti giovani che parlavano, ridevano e bevevano, molti erano appoggiati al muretto dietro ai tavoli stessi.
Eh si c’è vita!!! Lo zio aveva ragione, è proprio un bel posticino! disse sottovoce
Entrò dentro e si avvicinò al bancone per ordinare una birra, vide che gli sguardi di coloro che erano dentro, pochi per la verità perché faceva un caldo insopportabile, erano tutti rivolti verso lui, si guardò intorno e poi capì il perché di tutto ciò; Abramo lo aveva seguito e praticamente prendeva tutto lo spazio necessario per entrare od uscire dal locale, Martin parlò ad Abramo con tono pacato e li disse di aspettarlo fuori, e il cane uscì non prima di aver osservato i presenti uno ad uno, come per incolparli della sua imminente uscita. Martin si scusò con tutti e chiese una birra in bottiglia e seguì Abramo che lo aspettava impettito sulle zampe, gli fece una carezza sulla testa e andò a sedersi ad un tavolo situato all’estremità della lunga fila di essi.
Stava osservando tutta quella gioventù ed anche qualche quarantenne in serata di baldoria, quando si avvicinarono due figure dalle intenzioni non chiare, un torello con capelli e pizzetto scuri ed uno schizza molla con capelli ritti e biondi, Abramo drizzò le orecchie ma nello stesso momento cominciò a muovere la coda, Martin ancor prima che loro li rivolgessero la parola li riconobbe come i proprietari del locale o perlomeno coloro che erano dietro al banco qualche minuto prima quando aveva preso la birra. Chiesero se potevano sedersi e cominciarono a parlare cordialmente con Martin cercando di metterlo a proprio agio e così fu; Abramo in un impeto della sua giovinezza salì con le zampe anteriori sulle gambe del torello e li leccò la faccia affettuosamente e prima che potesse lavare il viso anche a schizza molla Martin lo leticò costringendolo a stare fermo e buono; fu una conversazione breve e simpatica, nella quale loro si informarono chi era lui e lui si informò come doveva fare quando aveva finito la birra. Loro dissero che ci sarebbe stata una festa per eleggere la turista più bella in vacanza, lui si informò se erano i gestori del locale. Si salutarono ed ognuno tornò a fare quello che facevano prima, loro due a servire le birre e lui a berle; ne bevve altre due oltre a quella, di cui una offerta dalla casa e poi andò a letto.
Il giorno dopo andò tutto il giorno a pescare in compagnia dei suoi amici, ognuno sposato e con figli, andarono con la barca di uno di loro e si sistemarono in una spiaggia piccola ma veramente splendida, uno di quei posti che fai fatica a credere che esista se qualcuno te la racconta e non puoi vederla con i tuoi occhi; passarono una giornata piacevole tra ricordi del passato e progetti del futuro, tra tuffi in mare e calate di lenza, tra panini e birre, tra sigarette ed uno spinello di erba, tra polpi e piccoli pesci. Per Martin era come non essere mai partito, loro tre erano come li aveva lasciati, più vecchi fisicamente, pancia e dolori, ma mentalmente sempre dei perfetti Peter Pan, i suoi orecchi riassaporarono le battute di una volta, le risate di un tempo, le paranoie mai sparite di ognuno di loro, le contraddizioni di ideali variate nel tempo come Beppe che non aveva mai voluto andare con una prostituta perché una donna non si paga, ed ora dopo un matrimonio fallito e costoso dal punto di vista economico, ogni settimana andava con una di loro, perché era arrivato alla conclusione che se doveva pagare una donna lo voleva fare con coloro che li procuravano piacere e con donne sempre diverse. Oppure come Vincenzo che aveva sempre ambito alla ricchezza e dopo aver indovinato un tredici al totocalcio, aver intascato due milioni di euro, aver passato sei mesi da straricco, aveva divorziato dalla moglie lasciandole la metà della vincita e l’altra metà donata ad un istituto di beneficenza per bambini abbandonati ed ora lavorava felicemente come dipendente di un banchetto di frutta e verdura al mercato coperto. L’unico era Adelmo che era riuscito ad essere coerente con quello che aveva sempre desiderato, sposato con quattro figli ed un tranquillo lavoro che non lo facesse essere in miseria e nemmeno in ricchezza e così era stato anche se in fatto di bambini aveva sballato di uno. Anche Martin nella sua vita aveva avuto una contraddizione, da giovane si arrabbiava quando qualcuno lo definiva omosessuale perché non concepiva che ci potessero essere cose che andavano contro natura, ora ne andava orgoglioso e non si vergognava a dichiararsi tale.
La giornata terminò dopo una cena a base del pesce pescato a casa di Vincenzo, con il vino di Adelmo, con un altro spinello di Beppe e con una solita loro partita a poker dove al massimo perdi venti euro.
Martin dormì poco quella notte, la sua pelle pur scura e protetta da una crema solare non aveva retto all’urto spaventoso del sole ed il bruciore alle spalle ed al viso non lo fecero riposare completamente. La mattina arrivò indesiderata e quando si presentò in cucina con gli occhi gonfi di sonno, sua zia li fece trovare una succulenta colazione che rimise in sesto i suoi organi percettivi; ma quello che lo fece destare di colpo fu la notizia che li diede suo zio.
Ma sei venuto da solo o hai portato con te qualcuno?
Perché? chiese Martin prima di addentare una fetta biscottata ricoperta di marmellata di albicocca
Leggi qua! rispose porgendogli il giornale.
Ma lascialo mangiare in pace! protestò la zia.
Martin lesse continuando a mangiare la colazione.
Ragazzo di vent’anni trovato morto assassinato!
È una cosa rara da queste parti?? chiese Martin dopo aver bevuto il caffè.
Diciamo che è molto difficile che succeda! commentò zio Fedele.
Da noi ti spaventi quando la mattina non lo trovi scritto sul giornale!
Ma cosa diavolo sta succedendo nel mondo? Dove andremo a finire , le sento, le sento le notizie al telegiornale omicidi, suicidi, rapimenti e violenze; ma dico cosa succede nelle menti delle persone?
Zio cosa scatena la pazzia negli uomini non lo so, ma purtroppo sono a conoscenza che la violenza in generale è sicuramente provocata dall’insofferenza che c’è nella società, ma non sono capace di dirti cosa può fare scatenare questo malessere..
Mah, secondo me è tutta questa tecnologia che ci provoca qualcosa a livello di sub inconscio, e poi anche questa storia del buco dell’ozono, se è come dicono gli esperti che la natura ha avuto dei cambiamenti dovuti ad esso, può anche essere vero che qualcosa ha cambiato dentro di noi, chissà i bioritmi, l’energia che ognuno di noi ha anche se non sa di averla, può essere stata danneggiata………….
Lo squillo del telefono interruppe la loro conversazione, avevano sbagliato numero ma ormai l’atmosfera era stata interrotte, dopo qualche minuto di silenzio, dove entrambi fumarono una sigaretta e Martin continuò a leggere l’articolo, zio Fedele scese in cantina a prendere una bottiglia d’olio e Martin andò in bagno a lavarsi.
Mentre era in bagno Martin sentì suonare alla porta e quando uscì trovò il commissario di Polizia, amico d’infanzia dello zio, nel salotto che lo aspettava.
Buongiorno caro Martin, scusa se ti disturbo durante le tue vacanze, ma avrei bisogno di un favore!
Buongiorno a lei, Commissario Diarsi, nessun disturbo chieda pure.
Vengo subito al sodo, abbiamo bisogno di te! Hai sentito dell’omicidio del ragazzo?
Si certo, ho letto la notizia stamani facendo colazione con zio!
Ebbene, ritengo che non sia un caso ma l’inizio di un serial killer!
Come mai siete arrivati a questa conclusione?
Perché stamani verso le cinque, è stato ritrovato il cadavere di un altro ragazzo ed anche lui aveva sul petto, fermata con un pugnale, una carta da gioco!
Le avevano entrambi? E che carte erano?
Ognuno aveva una donna di cuori!
Allora molto probabilmente è come dice lei, ma io cosa dovrei fare?
Dovresti darmi una mano a risolvere questo caso, prima che la lista aumenti, da noi capitano molto di rado queste situazioni! Naturalmente sempre che non sia un problema dato le tue vacanze!
Non si preoccupi l’aiuterò volentieri, sia per un discorso di professionalità che per la grande amicizia che la lega a mio zio!
Grazie Martin ti sono molto grato, ti aspetto al commissariato così ne parliamo meglio!
D’accordo a dopo, mi preparo e vengo!
Martin si vestì, saluto gli zii e si incamminò verso il comando di Polizia pensando al caso che stava per affrontare.
Oltre al commissario Martin trovò anche l’agente Loris Petta un ex compagno di scuola, dopo essersi salutati calorosamente, entrò nell’ufficio di Valerio Diarsi e con lui cominciò ad analizzare i due omicidi, poi con l’agente Loris si avviò sui luoghi dei delitti per cercare prove ed informazioni.
Parlando con gli amici dei defunti scoprirono alcune cose interessanti ma niente che potesse accomunare i due delitti, tranne che entrambi erano omosessuali ed erano frequentatori abituali dello stesso locale; dalle analisi scientifiche non ottennero nessuna impronta significativa sulla carta e nemmeno sul pugnale. Il giorno seguente venne seguita la pista omofoba interrogando vari esponenti conosciuti nella zona, ma senza alcun risultato.
Ci fu anche il terzo omicidio, ancora omosessuale e ancora frequentatore del solito locale, dove a quel punto si concentrarono tutte le ricerche; vennero interrogati i titolari, i camerieri e molti clienti abituali, a Martin faceva un certo effetto perché il locale era quello in cui aveva passato nottate intere nella sua gioventù, era quello che aveva rifrequentato dopo molto tempo la prima sera che era tornato al suo paese, era quello di cui aveva bei ricordi ed ora emanava solo pensieri di morte.
Comunque, dopo aver parlato con molte persone, solo alcune che conosceva, arrivò alla conclusione che l’assassino probabilmente era un frequentatore del bar, abituale o casuale ma conoscitore delle abitudini degli altri clienti, tutti e tre i ragazzi morti erano stati attirati fuori dal locale tramite una telefonata, almeno questo era trapelato dagli interrogatori, ma sui cellulari non era visibile il numero, avrebbero dovuto aspettare una ricerca più ampia; lo strano continuava ad essere che i tre non si frequentavano, si conoscevano ma non erano amici e non avevano amici in comune, quindi Martin non riusciva a trovare un nesso logico tra le loro morti.
Quando l’indagine sembrava essere in stand-by, una dichiarazione di un amico dell’ultimo ragazzo ucciso diede un impulso alla ricerca, costui infatti affermò che la telefonata premorte era stata effettuata da una ragazza, era sicuro di questo perché aveva risposto lui al cellulare dell’amico e dopo averglielo passato lo aveva visto uscire, ma non aveva dato peso alla cosa perché spesso veniva chiamato dalle ragazze con cui recitava in teatro e andava a provare con loro. Questa notizia aprì nuovi spiragli nell’indagine e Martin ricominciò ad interrogare le clienti femmine abituali del locale e sentì anche le colleghe di teatro ma nessuna conosceva gli altri due. Nel frattempo Martin andò anche nei negozi che vendevano carte da gioco e scoprì che negli ultimi giorni erano stati venduti vari mazzi di carte e quattro di loro rilasciarono una descrizione dell’acquirente con alcune cose in comune, ragazza alta, bionda, vestita bene e un poco appariscente e questo fece venire in mente a Martin un particolare ma non ricordava cosa.
Dagli interrogatori non riuscì a scoprire niente di nuovo e mentre era nell’ufficio di Valerio improvvisamente quel particolare gli tornò in mente, la sera che era andato nel locale aveva visto una ragazza che conosceva, ora ricordava anche chi era, una sua vecchia fiamma, una ragazza con la quale da giovane e prima di rendersi conto di essere omosessuale era stato fidanzato, alta lo era, bionda pure e non l’aveva più vista nelle sere seguenti, si sforzò di ricordarsi il nome e finalmente li venne in mente; si chiamava Michela Mentosei. Chiamò Loris e dopo aver cercato l’indirizzo andarono a casa di lei.
La trovarono in tuta e struccata ma la riconobbe, era sempre stata carina e lo era tuttora, Martin la salutò e cominciò a farle domande inerenti il caso, alla terza crollò, si mise a piangere e confessò di essere lei l’assassina dei tre ragazzi. Martin, mentre Loris l’ammanettava, le chiese il perché e la risposta lo ghiacciò:
Io ti amavo e ti ho sempre amato e non ho mai sopportato l’idea di essere stata la tua ultima ragazza prima che tu scoprisse di essere gay, mi sono sempre sentita la causa della tua scoperta e non ho mai dimenticato questo, ho sempre vissuto con questa angoscia, poi l’altra sera ti ho rivisto, il mio cuore batteva forte per te e tu non mi hai nemmeno riconosciuta ed allora mi è venuta in mente questa pazza idea, uccidere tutti quelli come te, nella speranza un giorno di poterti riconquistare; perdonami l’ho fatto soltanto per te!
Martin il giorno dopo salutò gli amici, i poliziotti, gli zii e tornò a casa sua: sentiva il bisogno di stare solo con se stesso; questa vicenda lo aveva segnato, era la prima volta nella sua carriera che l’assassino, oltretutto seriale, era una donna, una sua vecchia amica e lo aveva fatto per lui. Trovava nelle morti di quei ragazzi un poco di colpa sua, anche se sapeva che non era vero, ma chissà come sarebbe andata se l’avesse salutata, ma ciò non era accaduto e ora doveva ammortizzare il colpo e lo voleva fare da solo.
La follia che era penetrata nella testa di Michela era inspiegabile, lui non riusciva a farsene una ragione, lei tempo ne avrebbe avuto; era stata condannata all’ergastolo.

Michele..................

tratto da: Spariti e Sparati, i casi di Martin Pallottola



 Bere fa male

Martin Pallottola ascoltava assonnato le ultime notizie del telegiornale della notte; aveva dormito poche ore negli ultimi giorni. Il suo incarico d’ispettore di polizia non gli permetteva di dedicare molte ore al sonno e il caso a cui lavorava, le aveva ulteriormente diminuite.
Ciò che stava accadendo in tutto il territorio, aveva portato tutta quanta la cittadina a una fobia generale, le strade erano quasi deserte, le saracinesche dei negozi in maggior parte abbassate e cori di protesta e lamenti vari si erano alzati contro il governo e le autorità; nessuno sapeva come fermare questa indescrivibile ondata di violenza, omicidi e sangue.
A tutto ciò neanche Martin Pallottola sapeva dare una risposta, lui che aveva combattuto contro bande criminali feroci, lui che era riuscito a scoprire gli autori di omicidi cosiddetti perfetti, lui che era considerato il miglior investigatore dello stato; lui non riusciva a spiegarsi il perché e il per come di tale situazione. La cosa più incredibile, secondo Martin, era che non esisteva alcun nesso tra quelle morti violenti, era inspiegabile il fatto che centinaia di persone fossero state uccise senza un motivo, senza un perché, non c’erano scopi di rapina e sequestri o liti o discussioni; l’assassino si avvicinava alla vittima e zac! la uccideva dileguandosi del nulla. Ancora nessuno era stato individuato e arrestato, Martin era certo che non si trattava di una persona soltanto, perché il raggio di azione era troppo vasto per essere coperto da un unico individuo, ed era pure convinto che sotto ci fosse qualcosa di anomalo e di talmente ovvio da non fare caso alla sua ovvietà.
Le palpebre si stavano chiudendo, ma la goffaggine di Abramo, l’alano arlecchino con cui conviveva, fece crollare una serie di soprammobili in stile falso Ming cinese vinti al luna park, impaurendo Martin che si trovò con la pistola puntata verso gli occhi dolci e ruffiani del cane. Capì che era l’ora della passeggiata e per niente contento dell’idea, ma lusingato dalle effusioni di affetto dell’amico peloso si avviò alla porta preceduto da Abramo, ma si soffermò sulla soglia attratto dalla musica proveniente dallo schermo televisivo, guardò quella pubblicità con ortaggi animati che saltavano, correvano, balzavano, rotolavano e danzavano; un peperone rosso con i capelli biondi corti e ritti cantava: quando il sole scomparirà, un rosso vivo ti abbraccerà, una bevanda di qualità la trovi solo in KRITA’.
Che stronzata di canzone disse Martin ha rovinato la simpatia delle immagini e sicuramente la bibita fa schifo!
Abramo affermò con un abbaio la sua intenzione di uscire.
Ok, ok andiamo, ma potresti darmi soddisfazione quando ti parlo.
Verso le quattro Martin fu svegliato dagli squilli insistenti del telefono, fu informato da un suo collega che la situazione era precipitata in peggio, nella nottata si erano verificate molte di quelle morti sospette; infastidito dall’idea che qualcuno riuscisse a farla franca, colpito nel suo onore poliziesco e incazzato per l’impossibilità di dormire, decise che avrebbe trovato la soluzione a questo enigma di sangue.
Giunto in strada un senso di deserto mania lo colpì alla testa, non c’era anima viva in giro e la cosa lo afflisse, scorse contento la sagoma di due figure provenire una da est e l’altra da ovest, montando in macchina sorrise al pensiero che la città in qualche modo viveva, ma quando le due persone s’incrociarono il sorriso si trasformò in un ghigno di rabbia, scese velocemente e corse in direzione della coppia, colpì varie volte con il pugno e con il calcio della pistola l’uomo in piedi facendolo cadere vicino all’altro. Martin osservò i due corpi a terra, uno con la gola squarciata e l’altro stordito dai suoi pugni, la visione gli provocò disgusto e felicità mescolate tra di loro; era dispiaciuto dalla morte ma contento di aver catturato la causa. Ecco il primo passo verso la risoluzione dell’enigma.
Arrivato alla centrale, riuscì a malapena a farsi largo tra circa un centinaio di persone miste tra poliziotti e criminali, seppe che erano tutti responsabili di omicidi simili a quello a cui aveva assistito; la confusione era totale, lo smarrimento regnava nell’aria, Martin rispettando le sue qualità e il suo grado prese in mano le redini della situazione e cominciò a interrogare gli arrestati; dopo cinque ore di continui colloqui si rese conto che non avrebbero risolto niente, nessuno di loro sapeva cosa aveva commesso, nessuno si rendeva conto di aver ucciso qualcuno, erano come se fossero stati alterati.
Già alterati pensò Martin di sicuro non erano in sé, hanno trascorso un periodo molto breve della loro vita in trance, già ma cosa può aver provocato questa specie d’ipnosi collettiva? Questo è il punto da scoprire, bisogna trovare uno spiraglio di luce o sprofonderemo nell’abisso dell’irrisolto!
Ricominciò a interrogare le persone sempre più spaventate dalla loro doppia identità; cominciò a chiedere vizi, abitudini e le ultime cose fatte e stilò una specie di tabella investigativa, per analizzare se esisteva un filo di connessione tra di loro in grado di far chiarezza in questa intricata vicenda.
Il sole era ormai alto nel cielo, il caffè scorreva a fiumi, tutta la centrale era attiva, chi teneva d’occhio la folla di criminali involontari, chi svolgeva i servizi ordinari e chi come Pallottola e i suoi fedeli collaboratori lavoravano al caso in questione, elaborando tutte le notizie ottenute dagli ultimi interrogatori.
Dalla prima stima di valutazione aggiornò Luca Scamorto miglior amico di Martin risulta che gli interessati sono tutti di sesso maschile, la maggior parte ha mangiato pizza, alcuni hanno visto films violenti, pochi hanno fatto sesso, quasi tutti fumano sigarette dalle diverse marche, tutti hanno assaggiato la solita bevanda, una decina ha fumato uno spinello, qualcuno ha tirato la cocaina, tutti si ricordano come ultima cosa la televisione, quasi tutti hanno un animale in casa, pochi di loro sono senza lavoro, tutti hanno rubato qualcosa nella loro vita chi poco e chi tanto, circa la metà portano l’orecchino e molti stranamente ascoltano musica classica e questo è tutto!
A proposito di tutto, cosa hai detto che fanno tutti? chiese Martin.
Tutti, tutti, ah sì, tutti hanno rubato qualcosa nel ……. rispose Luca.
No, questa non importa.
Allora, tutti hanno un animale, ah no, quasi tutti, ecco tutti si ricordano come ultima cosa la televisione.
Televisione hai detto? Può essere interessante? Boh, c’è altro?
No, ah sì, a parte il fatto che sono tutti maschi e per capirlo non importava interrogarli, c’è il fatto che hanno assaggiato tutti la solita bevanda!
Ecco, ecco, che bevanda è? Sangue di Hitler?
No ribatté ridendo Luca ma forse era meglio, questa si chiama KRITA’, una bevanda schifosa che sa di tutto ciò che è ortaggio e si può frullare.
KRITA’ hai detto? È quella del peperone che canta e tutti gli ortaggi si muovono? Bellina la pubblicità ma che schifo quella canzone!
Non l’ho ancora vista!
Ma l’hai bevuta?
Si ma fa schifo!
Ok, ok, allora riassumiamo, tutti bevevano la bibita ed hanno guardato la televisione.
No, tutti hanno bevuto la KRITA’ e stavano guardando la televisione!
Vabbè è uguale!
Se lo dici tu!
D’accordo, ragioniamo, anzi facciamo una supposizione, tutti coloro che bevono la bibita diventano criminali.
Non credo!
Perché?
Perché anch’io l’ho assaggiata, ma tranne qualche mosca non ho ucciso nessuno!
Allora scartando questa ipotesi e scartando il fatto che neanche chi guarda la televisione può diventare un assassino così dal niente, direi che questa tabella investigativa non è servita a niente, a meno che ……………, tu hai detto che non hai mai visto la pubblicità ma hai bevuto la bibita, io non l’ho assaggiata ma ho visto la televisione e se allora fosse la combinazione delle due cose a far scattare la molla della violenza? Potrebbe essere, come fa la canzoncina?
Non la so capo!
E non chiamarmi capo e poi una raccomandazione, cerca di non guardare le pubblicità, non si sa mai come potrebbe finire la vicenda!
Signorina Nelletto, può fare una ricerca sulla bibita KRITA’ ? grazie, ma come fa quella maledetta canzone?
Passò circa un’ora prima che Ilaria Nelletto portasse tutta la documentazione richiesta e Martin ne approfittò per riposare le sue stanche membra.
Partirono, a sirene spente per non dare nell’occhio, in direzione della fabbrica di proprietà del signor Sigismondo Segantini inventore della bibita KRITA’; il sistema di vigilanza era incredibile, ci vollero una decina di firme ad altrettanti casotti di sorveglianza prima di arrivare all’ingresso del palazzo con uffici; la segretaria introdusse Martin Pallottola e Luca Scamorto nella suite adibita a presidenza.
Sigismondo Segantini sorrise all’entrata dei poliziotti, li fece accomodare su due splendide e accoglienti poltrone e poi chiese a quale piacere doveva la visita; Luca cominciò a dire che volevano qualche delucidazione sulla bibita da loro preparata, ma Martin con molta energia accusò Segantini di produrre una bevanda con sostanze ipnotiche che condizionavano, con l’aiuto di una canzone tra l’altro brutta, le menti delle persone costringendole a uccidere.
L’amico rimase sbalordito da tanto impeto, sicuramente il sonno arretrato lo portava a quello stato d’ipertensione, ma quando lo vide estrarre la pistola da sotto il giacchetto di pelle cercò di fermarlo inutilmente, lo sparò esplose nella stanza, Luca si mise le mani nei capelli prima di rendersi conto di ciò che era realmente accaduto.
Martin Pallottola tenendo puntata la pistola contro Sigismondo Segantini, indicò all’amico l’obiettivo colpito, la televisione fumava ed emanava scariche elettriche.
Odio la pubblicità! spiegò sorridendo.
Il creatore di KRITA’ fu arrestato e dopo la confessione fu condannato all’ergastolo per omicidio intenzionale di massa; non si dichiarò mai pentito di quello che aveva causato, anzi si proclamò paladino che lotta contro coloro che si adeguano al consumismo.
Martin Pallottola non comprese mai cosa quel pazzo intendesse dire o dimostrare, ma una cosa riuscì a capirla: il genere umano stava procurando una ferita mortale nel mondo. Tutte le bibite furono ritirate dal mercato, la pubblicità fu distrutta, Sigismondo Segantini fu trovato morto con la gola squarciata da una bottiglia di KRITA’, nel refettorio del carcere, Martin Pallottola riuscì a dormire otto ore di seguito e si svegliò con il mal di testa..

Michele............

mercoledì 4 febbraio 2015

NON SONO FORSE IO?

Quella pianticella curva
sotto un sole troppo brillante
sotto una luna troppo tiepida
non sono forse io?

Quel ferro di sostegno
ammaccato dentro il quale dal freddo
trova riparo il passerotto
non sono forse io?

Quella pioda da tetto che il vento
smuove ma non precipita,
che ha schegge ma non lame

quel muto viandante senza fiato
per comandare, per mendicare,
affamato di polvere e di strada

non sono forse io?




Daniele