Bere fa male
Martin Pallottola ascoltava assonnato
le ultime notizie del telegiornale della notte; aveva dormito poche ore negli
ultimi giorni. Il suo incarico d’ispettore di polizia non gli permetteva di
dedicare molte ore al sonno e il caso a cui lavorava, le aveva ulteriormente
diminuite.
Ciò che stava accadendo in tutto il
territorio, aveva portato tutta quanta la cittadina a una fobia generale, le
strade erano quasi deserte, le saracinesche dei negozi in maggior parte
abbassate e cori di protesta e lamenti vari si erano alzati contro il governo e
le autorità; nessuno sapeva come fermare questa indescrivibile ondata di
violenza, omicidi e sangue.
A tutto ciò neanche Martin Pallottola
sapeva dare una risposta, lui che aveva combattuto contro bande criminali
feroci, lui che era riuscito a scoprire gli autori di omicidi cosiddetti
perfetti, lui che era considerato il miglior investigatore dello stato; lui non
riusciva a spiegarsi il perché e il per come di tale situazione. La cosa più
incredibile, secondo Martin, era che non esisteva alcun nesso tra quelle morti
violenti, era inspiegabile il fatto che centinaia di persone fossero state
uccise senza un motivo, senza un perché, non c’erano scopi di rapina e
sequestri o liti o discussioni; l’assassino si avvicinava alla vittima e zac! la
uccideva dileguandosi del nulla. Ancora nessuno era stato individuato e
arrestato, Martin era certo che non si trattava di una persona soltanto, perché
il raggio di azione era troppo vasto per essere coperto da un unico individuo, ed
era pure convinto che sotto ci fosse qualcosa di anomalo e di talmente ovvio da
non fare caso alla sua ovvietà.
Le palpebre si stavano chiudendo, ma
la goffaggine di Abramo, l’alano arlecchino con cui conviveva, fece crollare
una serie di soprammobili in stile falso Ming cinese vinti al luna park,
impaurendo Martin che si trovò con la pistola puntata verso gli occhi dolci e
ruffiani del cane. Capì che era l’ora della passeggiata e per niente contento
dell’idea, ma lusingato dalle effusioni di affetto dell’amico peloso si avviò
alla porta preceduto da Abramo, ma si soffermò sulla soglia attratto dalla
musica proveniente dallo schermo televisivo, guardò quella pubblicità con
ortaggi animati che saltavano, correvano, balzavano, rotolavano e danzavano; un
peperone rosso con i capelli biondi corti e ritti cantava: quando il sole scomparirà, un rosso vivo ti
abbraccerà, una bevanda di qualità la trovi solo in KRITA’.
Che
stronzata di canzone disse
Martin ha rovinato la simpatia delle immagini e sicuramente la bibita fa
schifo!
Abramo affermò con un abbaio la sua
intenzione di uscire.
Ok, ok
andiamo, ma potresti darmi soddisfazione quando ti parlo.
Verso le quattro Martin fu svegliato
dagli squilli insistenti del telefono, fu informato da un suo collega che la
situazione era precipitata in peggio, nella nottata si erano verificate molte
di quelle morti sospette; infastidito dall’idea che qualcuno riuscisse a farla
franca, colpito nel suo onore poliziesco e incazzato per l’impossibilità di
dormire, decise che avrebbe trovato la soluzione a questo enigma di sangue.
Giunto in strada un senso di deserto
mania lo colpì alla testa, non c’era anima viva in giro e la cosa lo afflisse,
scorse contento la sagoma di due figure provenire una da est e l’altra da
ovest, montando in macchina sorrise al pensiero che la città in qualche modo
viveva, ma quando le due persone s’incrociarono il sorriso si trasformò in un
ghigno di rabbia, scese velocemente e corse in direzione della coppia, colpì
varie volte con il pugno e con il calcio della pistola l’uomo in piedi
facendolo cadere vicino all’altro. Martin osservò i due corpi a terra, uno con
la gola squarciata e l’altro stordito dai suoi pugni, la visione gli provocò
disgusto e felicità mescolate tra di loro; era dispiaciuto dalla morte ma
contento di aver catturato la causa. Ecco il primo passo verso la risoluzione
dell’enigma.
Arrivato alla centrale, riuscì a
malapena a farsi largo tra circa un centinaio di persone miste tra poliziotti e
criminali, seppe che erano tutti responsabili di omicidi simili a quello a cui
aveva assistito; la confusione era totale, lo smarrimento regnava nell’aria,
Martin rispettando le sue qualità e il suo grado prese in mano le redini della
situazione e cominciò a interrogare gli arrestati; dopo cinque ore di continui
colloqui si rese conto che non avrebbero risolto niente, nessuno di loro sapeva
cosa aveva commesso, nessuno si rendeva conto di aver ucciso qualcuno, erano
come se fossero stati alterati.
Già alterati pensò Martin di sicuro
non erano in sé, hanno trascorso un periodo molto breve della loro vita in
trance, già ma cosa può aver provocato questa specie d’ipnosi collettiva?
Questo è il punto da scoprire, bisogna trovare uno spiraglio di luce o
sprofonderemo nell’abisso dell’irrisolto!
Ricominciò a interrogare le persone
sempre più spaventate dalla loro doppia identità; cominciò a chiedere vizi,
abitudini e le ultime cose fatte e stilò una specie di tabella investigativa,
per analizzare se esisteva un filo di connessione tra di loro in grado di far
chiarezza in questa intricata vicenda.
Il sole era ormai alto nel cielo, il
caffè scorreva a fiumi, tutta la centrale era attiva, chi teneva d’occhio la
folla di criminali involontari, chi svolgeva i servizi ordinari e chi come
Pallottola e i suoi fedeli collaboratori lavoravano al caso in questione,
elaborando tutte le notizie ottenute dagli ultimi interrogatori.
Dalla prima
stima di valutazione aggiornò
Luca Scamorto miglior amico di Martin risulta che gli interessati sono tutti di sesso
maschile, la maggior parte ha mangiato pizza, alcuni hanno visto films
violenti, pochi hanno fatto sesso, quasi tutti fumano sigarette dalle diverse
marche, tutti hanno assaggiato la solita bevanda, una decina ha fumato uno
spinello, qualcuno ha tirato la cocaina, tutti si ricordano come ultima cosa la
televisione, quasi tutti hanno un animale in casa, pochi di loro sono senza
lavoro, tutti hanno rubato qualcosa nella loro vita chi poco e chi tanto, circa
la metà portano l’orecchino e molti stranamente ascoltano musica classica e
questo è tutto!
A proposito
di tutto, cosa hai detto che fanno tutti?
chiese Martin.
Tutti,
tutti, ah sì, tutti hanno rubato qualcosa nel ……. rispose Luca.
No, questa
non importa.
Allora,
tutti hanno un animale, ah no, quasi tutti, ecco tutti si ricordano come ultima
cosa la televisione.
Televisione
hai detto? Può essere interessante? Boh, c’è altro?
No, ah sì, a
parte il fatto che sono tutti maschi e per capirlo non importava interrogarli,
c’è il fatto che hanno assaggiato tutti la solita bevanda!
Ecco, ecco,
che bevanda è? Sangue di Hitler?
No ribatté ridendo Luca ma forse
era meglio, questa si chiama KRITA’, una bevanda schifosa che sa di tutto ciò che
è ortaggio e si può frullare.
KRITA’ hai
detto? È quella del peperone che canta e tutti gli ortaggi si muovono? Bellina
la pubblicità ma che schifo quella canzone!
Non l’ho
ancora vista!
Ma l’hai
bevuta?
Si ma fa
schifo!
Ok, ok,
allora riassumiamo, tutti bevevano la bibita ed hanno guardato la televisione.
No, tutti
hanno bevuto la KRITA’ e stavano guardando la televisione!
Vabbè è
uguale!
Se lo dici
tu!
D’accordo,
ragioniamo, anzi facciamo una supposizione, tutti coloro che bevono la bibita
diventano criminali.
Non credo!
Perché?
Perché
anch’io l’ho assaggiata, ma tranne qualche mosca non ho ucciso nessuno!
Allora
scartando questa ipotesi e scartando il fatto che neanche chi guarda la
televisione può diventare un assassino così dal niente, direi che questa
tabella investigativa non è servita a niente, a meno che ……………, tu hai detto
che non hai mai visto la pubblicità ma hai bevuto la bibita, io non l’ho
assaggiata ma ho visto la televisione e se allora fosse la combinazione delle
due cose a far scattare la molla della violenza? Potrebbe essere, come fa la
canzoncina?
Non la so
capo!
E non
chiamarmi capo e poi una raccomandazione, cerca di non guardare le pubblicità,
non si sa mai come potrebbe finire la vicenda!
Signorina
Nelletto, può fare una ricerca sulla bibita KRITA’ ? grazie, ma come fa quella
maledetta canzone?
Passò circa un’ora prima che Ilaria
Nelletto portasse tutta la documentazione richiesta e Martin ne approfittò per
riposare le sue stanche membra.
Partirono, a sirene spente per non
dare nell’occhio, in direzione della fabbrica di proprietà del signor
Sigismondo Segantini inventore della bibita KRITA’; il sistema di vigilanza era
incredibile, ci vollero una decina di firme ad altrettanti casotti di
sorveglianza prima di arrivare all’ingresso del palazzo con uffici; la
segretaria introdusse Martin Pallottola e Luca Scamorto nella suite adibita a
presidenza.
Sigismondo Segantini sorrise
all’entrata dei poliziotti, li fece accomodare su due splendide e accoglienti
poltrone e poi chiese a quale piacere doveva la visita; Luca cominciò a dire
che volevano qualche delucidazione sulla bibita da loro preparata, ma Martin
con molta energia accusò Segantini di produrre una bevanda con sostanze
ipnotiche che condizionavano, con l’aiuto di una canzone tra l’altro brutta, le
menti delle persone costringendole a uccidere.
L’amico rimase sbalordito da tanto
impeto, sicuramente il sonno arretrato lo portava a quello stato d’ipertensione,
ma quando lo vide estrarre la pistola da sotto il giacchetto di pelle cercò di
fermarlo inutilmente, lo sparò esplose nella stanza, Luca si mise le mani nei
capelli prima di rendersi conto di ciò che era realmente accaduto.
Martin Pallottola tenendo puntata la
pistola contro Sigismondo Segantini, indicò all’amico l’obiettivo colpito, la
televisione fumava ed emanava scariche elettriche.
Odio la
pubblicità! spiegò
sorridendo.
Il creatore di KRITA’ fu arrestato e
dopo la confessione fu condannato all’ergastolo per omicidio intenzionale di
massa; non si dichiarò mai pentito di quello che aveva causato, anzi si
proclamò paladino che lotta contro coloro che si adeguano al consumismo.
Martin Pallottola non comprese mai
cosa quel pazzo intendesse dire o dimostrare, ma una cosa riuscì a capirla: il
genere umano stava procurando una ferita mortale nel mondo. Tutte le bibite
furono ritirate dal mercato, la pubblicità fu distrutta, Sigismondo Segantini fu
trovato morto con la gola squarciata da una bottiglia di KRITA’, nel refettorio
del carcere, Martin Pallottola riuscì a dormire otto ore di seguito e si
svegliò con il mal di testa..
Michele............
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