sabato 23 novembre 2013

spirito libero



Era un pomeriggio triste e nuvoloso, classico delle giornate di autunno, la folla silenziosa che aspettava l’arrivo del metrò era molta, quella fermata era sempre piena di gente, probabilmente perché era l’unica a cielo aperto e per qualche momento regalava ai passeggeri istanti di luce ad aria naturali.
Andrea nell’attesa, come tanti altri, stava leggendo appassionatamente un libro ma qualcosa lo distrasse ed attirò la sua attenzione, una folata di vento gelido sospese la sua lettura e la sua attenzione si spostò su di un signore in piedi al limite del marciapiede, lo osservò pensando che poteva essere pericoloso, stava per richiamare la sua attenzione ma l’uomo si girò e tornò verso la zona sicura, guardò l’orologio presente in stazione e visto che indicava pochi minuti all’arrivo ripose il libro nella sua borsa di cuoio e si alzò dalla panchina su cui sedeva.
Tutto si svolse all’improvviso, mentre il treno stava arrivando in stazione vide l’uomo di prima che veniva spinto da un’altra persona sui binari, non fece in tempo ad aprire la bocca per evitare l’incidente, che un rumore sordo e strano rimase per molto tempo nei suoi orecchi. Il treno nemmeno se ne accorse di quello che aveva provocato, Andrea cominciò ad urlare che un uomo era stato spinto sui binari, e mentre urlava cercava di individuare il colpevole ma non lo vide. Naturalmente il treno fu bloccato, la polizia arrivò in fretta, cominciarono le ricerche del probabile investito e Andrea fu portato in ufficio per ascoltare la sua dichiarazione. Le notizie che arrivavano di volta in volta confermavano quello che aveva detto Andrea, un uomo in effetti era stato travolto dal treno, ora stavano cercando qualcosa che potesse rivelare la sua identità, altre testimonianze non c’erano o meglio non erano ritenute importanti per l’incidente accaduto. Solo quella di Andrea sembrava importare alla Polizia, ma solo per il fatto che era stato il testimone della caduta dell’uomo sui binari, non crederono alla storia della spinta, anche perché dopo aver visionato le immagini della videocamera di sorveglianza, avevano la certezza che l’uomo aveva fatto tutto da solo, quindi indirizzarono le loro ipotesi su un suicidio od un eventuale caduta accidentale.
Andrea non credeva che i propri occhi avessero visto qualcosa immaginato dalla sua mente e ripercorse molte volte la scena, alla fine dopo aver visto anche lui le riprese pensò di essersi sbagliato. Pensò che forse il libro che stava leggendo lo aveva leggermente dissociato dalla realtà, ricordò anche che poco prima l’uomo si era avvicinato al bordo e che lui lo voleva avvisare del pericolo, ed effettivamente la prima volta era solo, ma la seconda…. Mah!
I primi giorni seguenti all’accaduto ci pensò varie volte, ma poi accettò l’idea che l’uomo fosse caduto da solo.
Essendo appassionato di lettura, però, quel fatto lo portò verso il genere psicologico per capire ciò che può rivelare la mente umana e poi verso i libri di occultismo e spiritismo. Tutto ciò lo portò a riconsiderare l’incidente a cui era stato testimone e a rivalutare molte cose. Comunque tutto quello che leggeva e che lo stava appassionando in maniera totale, non aveva riscontri nel presente e man mano che la curiosità e la passione si allontanavano, lentamente cominciò ad abbandonare quel genere di lettura.
Una sera d’estate, calda e serena, Andrea si presentò ad una festa a cui era stato invitato da un suo ex professore, era una bellissima villa affacciata sul lago. Conosceva molta della gente presente, anche se non la frequentava, Andrea era un tipo solitario a cui piaceva il silenzio e il tepore del focolaio domestico, non era uno a cui piaceva la mondanità ed il gran chiasso, preferiva parlare e non urlare, preferiva il vino allo champagne, la salsiccia all’ostrica e soprattutto non amava lo sfoggio di nessun genere, dai gioielli, agli abiti, fino ad arrivare alla cultura ed intelligenza. Amava dire che la persona intelligente è colei che non lo dice. Trovò un posto molto adatto a lui nel corridoio che portava alla terrazza, c’era un piccolo divano e lui approfittò per allontanarsi dalla folla rumorosa. Appena si sedette si accorse che in terrazza c’era una donna che appoggiata alla balaustra osservava il panorama, non tolse lo sguardo da quella alta signora avvolta in un lungo vestito bianco, con i vaporosi capelli corvini che ricadevano sulle spalle nude.
Per la prima volta dopo tanto tempo, Andrea era attratto da una donna e questo lo fece pensare a quella che era stata la sua vita fino ad allora, il silenzio che lo circondava lo aveva trasportato in una sua visione fantastica dove un cavaliere ritornava, vittorioso dopo una guerra, dalla sua amata. Ma alcune voci indistinte lo fecero tornare bruscamente alla realtà, si voltò in più direzioni per dare un volto a quelle voci ma non vide nessuno, la misteriosa donna era ancora vicino alla balaustra e sola, Andrea continuò a sentire le voci ma non ancora coloro che le emettevano, una folata di vento gelido lo fece rabbrividire, inconsciamente seguì con lo sguardo la direzione del vento che lo portò nuovamente ad osservare la signora in bianco, che si mosse in maniera inconsulta e per un attimo riuscì a vedere il suo bel volto e incrociò il suo sguardo, allarmato, e lesse dal labiale di lei la parola aiuto, poi la donna sparì cadendo al di là della balaustra. Andrea dopo un attimo di smarrimento corse dove prima era in piedi la sconosciuta, guardò in basso e vide quello splendido vestito bianco, disteso sulla scogliera, cominciare a tingersi di rosso. Urlò con tutto il fiato che poteva e poco dopo cominciarono ad arrivare gli altri ospiti della serata ed il proprietario della villa.  Domande, risposte, ipotesi, congetture, pianti e lamenti si susseguirono fino all’arrivo della polizia e anche dopo, naturalmente Andrea era al centro dell’attenzione di tutti e pure delle forze dell’ordine, fu ascoltato come testimone, per la seconda volta della sua vita, ma questa volta non disse che aveva visto due persone, un uomo e una donna, spingere di sotto la signora. Aveva paura, paura nel dire una cosa non dimostrabile, paura nell’ammettere ciò che aveva visto, paura di quello che li stava accadendo.
La polizia lo portò in centrale e l’interrogatorio fu lungo ed estenuante, non era indagato ma il fatto che era stato presente a due suicidi era considerato strano.
Corso tornando a casa pensò a quello che aveva vissuto, visto e udito la sera precedente, stava male al pensiero che quello a cui aveva assistito non fosse frutto della sua immaginazione, ma una allucinante realtà. Provò a fare una doccia calda e rilassante, ma non ebbe nessun effetto positivo, il pensiero lo assillava e cominciò a rileggere i testi che aveva abbandonato solo da poche settimane. La ricerca della verità lo prese a tal punto che il suo tempo era dedicato allo studio di questi eventi paranormali, ricerche su internet, libri consultati nelle biblioteche, incontri con personaggi esperti dell’argomento e visione di documentari. Nonostante questa full immersion nello spiritismo, Corso continuava ad essere scettico e contemporaneamente cercava uno spiraglio di speranza che li confermasse l’assenza di quello che aveva visto. La vita però riserva sorprese, spesso inattese ed indesiderate, e questo capitò ad Corso. Dopo una notte tormentata da incubi, dove era tormentato da centinaia di spiriti maligni, la mattina appena uscì di casa si trovò di fronte ad un fatto che li cambiò totalmente la vita, i suoi incubi notturni si erano trasformati in una drammatica realtà. Stava vedendo centinaia di spiriti che camminavano accanto a persone ignare di tutto quello che stava capitando intorno a loro. Corso si stropicciò parecchie volte gli occhi non credendo a quello che vedeva, ma ogni volta che li riapriva quelle creature spiritiche erano sempre là. Molte voci cominciarono ad entrare dentro le orecchie fino ad arrivare e sostare nella sua mente, alcune era indistinte e lontane, ma altre erano ben udibili e quello che dicevano non era piacevole sentire. Condanne di morte, malauguri, promesse di male e offese si annidarono nel suo cervello e Corso cominciò ad urlare, i passanti lo guardavano in malo modo, mentre gli spiriti sghignazzavano contenti. Rientrò di corsa in casa per decidere cosa fare, ma la mente era occupata ancora dalle grida sinistre delle ombre invisibili. Guardò fuori dalla finestra ma capì che era l’unico o forse uno dei pochi al mondo che riusciva a vedere gli spiriti, che saltellavano tranquillamente ed in incognito tra le ignare persone. Decisi di rivolgersi a persone qualificate ed esperte dell’argomento, ma mentre si recava verso una di loro un episodio decise per sempre la sua vita. Camminava impaurito, avvolto nel suo cappotto con il bavero alzato, evitando gli spiriti che incontrava e che si beffeggiavano di lui, quando sul ponte principale della città vide due adolescenti fronteggiarsi, ci furono qualche offesa e qualche spinta, poi cominciarono a spingersi l’uno con l’altro, le mani di entrambi appoggiate sulle spalle dell’altro. Una folla di curiosi si era intanto formata intorno a loro. Qualcuno incitava a continuare ed altri a fermarsi. Altri guardavano e poi scuotendo la testa continuavano la loro camminata. Improvvisamente le mani di due spiriti avvolsero il collo dei due litiganti, Corso urlò un no lungo e insistente, ma attirò solo l’attenzione degli spettatori non paganti, vide lo sguardo dei due giovani trasformarsi da arrabbiato ad incredulo, entrambi aprirono la bocca in modo anomalo e poi entrambi caddero a terra senza vita. Quando li raggiunse vide il segno di due mani sul collo di ognuno. Rapidamente arrivò l’ambulanza e la pattuglia della polizia, i primi decretarono la morte reciproca per strangolamento, i secondi cominciarono ad interrogare i presenti rimasti. Corso piangeva e non sapeva cosa dire, ma poi decise di confessare quello che aveva visto anche se era sicuro che nessuno li avrebbe creduto. E così fu. La polizia non tenne conto di quello che lui aveva detto di aver visto, anzi li consigliarono la visita da un medico specializzato per possibili problemi di esaurimento nervoso. Corso rimase solo ad osservare il punto dove era avvenuta la recente tragedia, e cominciò a sentire una voce dentro la sua mente molto chiaramente. Questa voce lo stava accusando di essere il responsabile di tutte le morti a cui aveva assistito, Corso si girò intorno per vedere se c’era qualcuno accanto a lui, ma era solo. Continuava a sentir parlare e qualcosa lo fece ritornare indietro negli anni, molto tempo fa, quando anche lui era adolescente, un ricordo cancellato dal tempo, ma che ora lentamente riaffiorava nella sua mente. Era in riva al fiume insieme a suo cugino più piccolo, quando un ragazzo di qualche anno più grande di lui apparve dai cespugli spaventandoli. In modo sbruffone e prepotente cominciò a minacciarli ed offenderli, e suo cugino dalla paura si bagnò i pantaloni e sentendosi preso in giro fuggì inseguito dal ragazzo. Anche Corso corse dietro a loro e quando li raggiunse vide suo cugino impaurito e piangente appoggiato ad un albero che stava per essere colpito da un pugno del ragazzo. Non ci pensò due volte, e dopo aver raccolto un sasso da terra, lo colpì violentemente sulla testa.  Il ragazzo cadde a terra e rotolò nel fiume, lui prese la mano di suo cugino e scapparono verso casa senza mai guardarsi dietro. Non seppe più nulla di quel ragazzo e nessuno in paese ne parlò, e nel tempo si era dimenticato dell’accaduto. Corso non riusciva a capire come quel vecchio e dimenticato ricordo fosse riaffiorato nella sua mente in quel particolare momento, ma poco dopo capì. Di fronte a lui, improvvisamente si materializzò una figura, e mentre riconosceva la faccia di quel ragazzo colpito al fiume, una voce chiara e ben distinta li svelò il misterioso arcano.
Non mi hai ucciso direttamente te con la sassata, ma hai contribuito alla mia morte lasciandomi affogare svenuto nell’acqua del fiume. Ed ora sono venuto per avere la mia vendetta, non ti ucciderò ma farò in modo che tu muoia.
E come era apparso improvvisamente sparì.
Corso accusò lo shock e non si riprese più, andava in giro tutto il giorno urlando che il mondo era pieno di spiriti e che lo volevano ammazzare. Aveva perso amici, casa e lavoro, il suo unico pensiero era sopravvivere agli spiriti.
Dopo qualche mese venne rinchiuso in una casa di cura per malattie mentali e dopo nemmeno un anno lo trovarono, con la testa infilata in una tinozza piena d’acqua, morto affogato.

Michele

Nessun commento:

Posta un commento