EMERSIONE
Alzi lo sguardo dalla punta delle tue scarpe,
guardi dal circonfuso e caliginoso vuoto
emergere parvenze, ombre.
Non è ancora la realtà. Lei aspetta
una tua parola, un tuo gesto.
LE STRADE SECONDARIE
Ho care le strade secondarie, non di rado
i binari morti. Come un'acqua che scivola,
batte e si capovolge, avvolgo e mi riavvolgo
nei miei pensieri, indisturbato.
Lontano dai tuoi occhi, lontano dall'incontro
e dall'incresparsi delle voci. Erba selvatica
indolente, vuoto albergo, benvenuto arrivederci.
Solo tu, sole, manchi e ti fai aspettare.
Ma so che da qualche parte ci sei.
Daniele
mercoledì 22 gennaio 2014
martedì 21 gennaio 2014
LA MALEDIZIONE
Sotto l’ombrello
nero mi riparo
dai fulmini
scagliati dagli dèi impazziti,
sotto le fronde
dell’albero mi riparo
dalla vampa che
brucia le ali,
da quando il mio
corpo cade
e a nulla vale
ribellarsi e gridare
perché già
iscritta nell’inizio di una donna
che spinge e
piange era la fine,
di una madre che
cade e mi spinge
nel vuoto.
Daniele
nel vuoto.
Daniele
sabato 23 novembre 2013
spirito libero
Era un pomeriggio triste e nuvoloso,
classico delle giornate di autunno, la folla silenziosa che aspettava l’arrivo
del metrò era molta, quella fermata era sempre piena di gente, probabilmente
perché era l’unica a cielo aperto e per qualche momento regalava ai passeggeri
istanti di luce ad aria naturali.
Andrea nell’attesa, come tanti altri,
stava leggendo appassionatamente un libro ma qualcosa lo distrasse ed attirò la
sua attenzione, una folata di vento gelido sospese la sua lettura e la sua
attenzione si spostò su di un signore in piedi al limite del marciapiede, lo
osservò pensando che poteva essere pericoloso, stava per richiamare la sua
attenzione ma l’uomo si girò e tornò verso la zona sicura, guardò l’orologio
presente in stazione e visto che indicava pochi minuti all’arrivo ripose il
libro nella sua borsa di cuoio e si alzò dalla panchina su cui sedeva.
Tutto si svolse all’improvviso, mentre
il treno stava arrivando in stazione vide l’uomo di prima che veniva spinto da
un’altra persona sui binari, non fece in tempo ad aprire la bocca per evitare
l’incidente, che un rumore sordo e strano rimase per molto tempo nei suoi
orecchi. Il treno nemmeno se ne accorse di quello che aveva provocato, Andrea
cominciò ad urlare che un uomo era stato spinto sui binari, e mentre urlava
cercava di individuare il colpevole ma non lo vide. Naturalmente il treno fu
bloccato, la polizia arrivò in fretta, cominciarono le ricerche del probabile
investito e Andrea fu portato in ufficio per ascoltare la sua dichiarazione. Le
notizie che arrivavano di volta in volta confermavano quello che aveva detto
Andrea, un uomo in effetti era stato travolto dal treno, ora stavano cercando
qualcosa che potesse rivelare la sua identità, altre testimonianze non c’erano
o meglio non erano ritenute importanti per l’incidente accaduto. Solo quella di
Andrea sembrava importare alla Polizia, ma solo per il fatto che era stato il
testimone della caduta dell’uomo sui binari, non crederono alla storia della
spinta, anche perché dopo aver visionato le immagini della videocamera di
sorveglianza, avevano la certezza che l’uomo aveva fatto tutto da solo, quindi
indirizzarono le loro ipotesi su un suicidio od un eventuale caduta
accidentale.
Andrea non credeva che i propri occhi
avessero visto qualcosa immaginato dalla sua mente e ripercorse molte volte la
scena, alla fine dopo aver visto anche lui le riprese pensò di essersi
sbagliato. Pensò che forse il libro che stava leggendo lo aveva leggermente
dissociato dalla realtà, ricordò anche che poco prima l’uomo si era avvicinato
al bordo e che lui lo voleva avvisare del pericolo, ed effettivamente la prima
volta era solo, ma la seconda…. Mah!
I primi giorni seguenti all’accaduto
ci pensò varie volte, ma poi accettò l’idea che l’uomo fosse caduto da solo.
Essendo appassionato di lettura, però,
quel fatto lo portò verso il genere psicologico per capire ciò che può rivelare
la mente umana e poi verso i libri di occultismo e spiritismo. Tutto ciò lo
portò a riconsiderare l’incidente a cui era stato testimone e a rivalutare
molte cose. Comunque tutto quello che leggeva e che lo stava appassionando in
maniera totale, non aveva riscontri nel presente e man mano che la curiosità e
la passione si allontanavano, lentamente cominciò ad abbandonare quel genere di
lettura.
Una sera d’estate, calda e serena,
Andrea si presentò ad una festa a cui era stato invitato da un suo ex
professore, era una bellissima villa affacciata sul lago. Conosceva molta della
gente presente, anche se non la frequentava, Andrea era un tipo solitario a cui
piaceva il silenzio e il tepore del focolaio domestico, non era uno a cui
piaceva la mondanità ed il gran chiasso, preferiva parlare e non urlare,
preferiva il vino allo champagne, la salsiccia all’ostrica e soprattutto non
amava lo sfoggio di nessun genere, dai gioielli, agli abiti, fino ad arrivare
alla cultura ed intelligenza. Amava dire che la persona intelligente è colei
che non lo dice. Trovò un posto molto adatto a lui nel corridoio che portava
alla terrazza, c’era un piccolo divano e lui approfittò per allontanarsi dalla
folla rumorosa. Appena si sedette si accorse che in terrazza c’era una donna
che appoggiata alla balaustra osservava il panorama, non tolse lo sguardo da
quella alta signora avvolta in un lungo vestito bianco, con i vaporosi capelli
corvini che ricadevano sulle spalle nude.
Per la prima volta dopo tanto tempo, Andrea era attratto
da una donna e questo lo fece pensare a quella che era stata la sua vita fino
ad allora, il silenzio che lo circondava lo aveva trasportato in una sua
visione fantastica dove un cavaliere ritornava, vittorioso dopo una guerra,
dalla sua amata. Ma alcune voci indistinte lo fecero tornare bruscamente alla
realtà, si voltò in più direzioni per dare un volto a quelle voci ma non vide
nessuno, la misteriosa donna era ancora vicino alla balaustra e sola, Andrea
continuò a sentire le voci ma non ancora coloro che le emettevano, una folata
di vento gelido lo fece rabbrividire, inconsciamente seguì con lo sguardo la
direzione del vento che lo portò nuovamente ad osservare la signora in bianco,
che si mosse in maniera inconsulta e per un attimo riuscì a vedere il suo bel
volto e incrociò il suo sguardo, allarmato, e lesse dal labiale di lei la
parola aiuto, poi la donna sparì cadendo al di là della balaustra. Andrea dopo
un attimo di smarrimento corse dove prima era in piedi la sconosciuta, guardò
in basso e vide quello splendido vestito bianco, disteso sulla scogliera,
cominciare a tingersi di rosso. Urlò con tutto il fiato che poteva e poco dopo
cominciarono ad arrivare gli altri ospiti della serata ed il proprietario della
villa. Domande, risposte, ipotesi,
congetture, pianti e lamenti si susseguirono fino all’arrivo della polizia e
anche dopo, naturalmente Andrea era al centro dell’attenzione di tutti e pure delle
forze dell’ordine, fu ascoltato come testimone, per la seconda volta della sua
vita, ma questa volta non disse che aveva visto due persone, un uomo e una
donna, spingere di sotto la signora. Aveva paura, paura nel dire una cosa non
dimostrabile, paura nell’ammettere ciò che aveva visto, paura di quello che li
stava accadendo.
La polizia lo portò in centrale e l’interrogatorio fu
lungo ed estenuante, non era indagato ma il fatto che era stato presente a due
suicidi era considerato strano.
Corso tornando a casa pensò a quello che aveva vissuto,
visto e udito la sera precedente, stava male al pensiero che quello a cui aveva
assistito non fosse frutto della sua immaginazione, ma una allucinante realtà.
Provò a fare una doccia calda e rilassante, ma non ebbe nessun effetto
positivo, il pensiero lo assillava e cominciò a rileggere i testi che aveva
abbandonato solo da poche settimane. La ricerca della verità lo prese a tal
punto che il suo tempo era dedicato allo studio di questi eventi paranormali,
ricerche su internet, libri consultati nelle biblioteche, incontri con
personaggi esperti dell’argomento e visione di documentari. Nonostante questa
full immersion nello spiritismo, Corso continuava ad essere scettico e
contemporaneamente cercava uno spiraglio di speranza che li confermasse
l’assenza di quello che aveva visto. La vita però riserva sorprese, spesso
inattese ed indesiderate, e questo capitò ad Corso. Dopo una notte tormentata
da incubi, dove era tormentato da centinaia di spiriti maligni, la mattina appena
uscì di casa si trovò di fronte ad un fatto che li cambiò totalmente la vita, i
suoi incubi notturni si erano trasformati in una drammatica realtà. Stava
vedendo centinaia di spiriti che camminavano accanto a persone ignare di tutto
quello che stava capitando intorno a loro. Corso si stropicciò parecchie volte
gli occhi non credendo a quello che vedeva, ma ogni volta che li riapriva
quelle creature spiritiche erano sempre là. Molte voci cominciarono ad entrare
dentro le orecchie fino ad arrivare e sostare nella sua mente, alcune era
indistinte e lontane, ma altre erano ben udibili e quello che dicevano non era
piacevole sentire. Condanne di morte, malauguri, promesse di male e offese si
annidarono nel suo cervello e Corso cominciò ad urlare, i passanti lo
guardavano in malo modo, mentre gli spiriti sghignazzavano contenti. Rientrò di
corsa in casa per decidere cosa fare, ma la mente era occupata ancora dalle
grida sinistre delle ombre invisibili. Guardò fuori dalla finestra ma capì che
era l’unico o forse uno dei pochi al mondo che riusciva a vedere gli spiriti,
che saltellavano tranquillamente ed in incognito tra le ignare persone. Decisi
di rivolgersi a persone qualificate ed esperte dell’argomento, ma mentre si
recava verso una di loro un episodio decise per sempre la sua vita. Camminava
impaurito, avvolto nel suo cappotto con il bavero alzato, evitando gli spiriti
che incontrava e che si beffeggiavano di lui, quando sul ponte principale della
città vide due adolescenti fronteggiarsi, ci furono qualche offesa e qualche
spinta, poi cominciarono a spingersi l’uno con l’altro, le mani di entrambi
appoggiate sulle spalle dell’altro. Una folla di curiosi si era intanto formata
intorno a loro. Qualcuno incitava a continuare ed altri a fermarsi. Altri
guardavano e poi scuotendo la testa continuavano la loro camminata.
Improvvisamente le mani di due spiriti avvolsero il collo dei due litiganti,
Corso urlò un no lungo e insistente, ma attirò solo l’attenzione degli
spettatori non paganti, vide lo sguardo dei due giovani trasformarsi da
arrabbiato ad incredulo, entrambi aprirono la bocca in modo anomalo e poi
entrambi caddero a terra senza vita. Quando li raggiunse vide il segno di due
mani sul collo di ognuno. Rapidamente arrivò l’ambulanza e la pattuglia della polizia,
i primi decretarono la morte reciproca per strangolamento, i secondi
cominciarono ad interrogare i presenti rimasti. Corso piangeva e non sapeva
cosa dire, ma poi decise di confessare quello che aveva visto anche se era
sicuro che nessuno li avrebbe creduto. E così fu. La polizia non tenne conto di
quello che lui aveva detto di aver visto, anzi li consigliarono la visita da un
medico specializzato per possibili problemi di esaurimento nervoso. Corso
rimase solo ad osservare il punto dove era avvenuta la recente tragedia, e
cominciò a sentire una voce dentro la sua mente molto chiaramente. Questa voce
lo stava accusando di essere il responsabile di tutte le morti a cui aveva
assistito, Corso si girò intorno per vedere se c’era qualcuno accanto a lui, ma
era solo. Continuava a sentir parlare e qualcosa lo fece ritornare indietro
negli anni, molto tempo fa, quando anche lui era adolescente, un ricordo
cancellato dal tempo, ma che ora lentamente riaffiorava nella sua mente. Era in
riva al fiume insieme a suo cugino più piccolo, quando un ragazzo di qualche
anno più grande di lui apparve dai cespugli spaventandoli. In modo sbruffone e
prepotente cominciò a minacciarli ed offenderli, e suo cugino dalla paura si
bagnò i pantaloni e sentendosi preso in giro fuggì inseguito dal ragazzo. Anche
Corso corse dietro a loro e quando li raggiunse vide suo cugino impaurito e
piangente appoggiato ad un albero che stava per essere colpito da un pugno del
ragazzo. Non ci pensò due volte, e dopo aver raccolto un sasso da terra, lo
colpì violentemente sulla testa. Il
ragazzo cadde a terra e rotolò nel fiume, lui prese la mano di suo cugino e
scapparono verso casa senza mai guardarsi dietro. Non seppe più nulla di quel
ragazzo e nessuno in paese ne parlò, e nel tempo si era dimenticato
dell’accaduto. Corso non riusciva a capire come quel vecchio e dimenticato
ricordo fosse riaffiorato nella sua mente in quel particolare momento, ma poco
dopo capì. Di fronte a lui, improvvisamente si materializzò una figura, e
mentre riconosceva la faccia di quel ragazzo colpito al fiume, una voce chiara
e ben distinta li svelò il misterioso arcano.
Non mi hai ucciso
direttamente te con la sassata, ma hai contribuito alla mia morte lasciandomi
affogare svenuto nell’acqua del fiume. Ed ora sono venuto per avere la mia
vendetta, non ti ucciderò ma farò in modo che tu muoia.
E come era apparso improvvisamente sparì.
Corso accusò lo shock e non si riprese più, andava in
giro tutto il giorno urlando che il mondo era pieno di spiriti e che lo
volevano ammazzare. Aveva perso amici, casa e lavoro, il suo unico pensiero era
sopravvivere agli spiriti.
Dopo qualche mese venne rinchiuso in una casa di cura
per malattie mentali e dopo nemmeno un anno lo trovarono, con la testa infilata
in una tinozza piena d’acqua, morto affogato.Michele
mercoledì 20 novembre 2013
angelo nero
Il ragazzo aveva la classica faccia di
quello che ogni mamma desidererebbe per la propria figlia, una faccia che ogni
donna vorrebbe per se, una faccia che ogni maschio vorrebbe romperla.
Pettinatura perfetta, sorriso affabile, lineamenti da bravo ragazzo, senza una
peluria superflua e naturalmente vestito con cura, senza trasandatezza. Ecco,
quello di cui anche i padri delle figlie, quasi quasi, si fiderebbero.
Tomas era così, piaceva a tutto il
gentil sesso nessuna esclusa, cambiava continuamente fidanzate e riusciva a
dare sempre la colpa a loro per la storia finita e le mamme davano ragione a
lui, le ammaliava, le incantava, e le piantava, ma lui continuava ad essere
quello....... adorato, desiderato.........
Ma nessuno conosceva, nemmeno Hanna la
sua unica migliore amica, la verità su quel ragazzo, nessuno sospettava che
quello era un diavolo travestito da angelo, un dottor Jekyll e mister Hyde, un
tao umano. Lui era quello che durante il giorno era adorato da tutte le donne
che conosceva, ma lui era anche quello che la notte era conosciuto come
l’angelo nero, una delle più acclamate Drag Queen, l’attrazione del locale in
cui si esibiva, la regina incontrastata del suo ambiente. Si faceva chiamare
Angelo Nero, e il vestito con il quale si esibiva spiegava il perché, un
abitino tutto attillato con delle penne dietro a forma di ali, naturalmente di
colore nero. Aveva molto successo dove lavorava e aveva scelto di farlo lontano
dal suo paese, perché aveva paura che se qualcuno fosse venuto a conoscenza di
quel suo segreto, le cose sarebbero cambiate in modo negativo, non era
omosessuale o per dirla meglio, lui preferiva definirsi un uomo lesbico, a lui
piacevano le donne, però pensava da donna e gli piaceva vestirsi come le
femmine, adorava truccarsi, amava sentirsi donna, ma allo stesso modo le
amava, gli piaceva toccarle, baciarle e
fare l’amore con loro. E per lui era difficile convivere con questa sua doppia
personalità, avrebbe voluto vestirsi da
donna sempre in qualsiasi momento e non soltanto per lavoro, ma questo
sicuramente, nel suo paese, lo avrebbe condizionato, non avrebbe potuto più
avere gli stessi rapporti che aveva ora con le ragazze e le loro madri, si
sarebbe messo in grosso conflitto con i ragazzi e gli uomini e il peggio
sarebbe toccato certamente a lui, e allora era costretto a fingere e soffrire
in silenzio. Soltanto nel suo lavoro, lontano da casa, lontano da tutti, si
sentiva felice, si sentiva quello che era, si sentiva donna, si sentiva
l’Angelo Nero. Era stato molte volte sul punto di confessare, questo suo lato
oscuro, all’amica Hanna, ma non era mai riuscito nel suo intento, a volte
perché la situazione creatasi glielo aveva impedito, altre volte per vergogna,
altre volte perché era stato bloccato dall’arrivo di altre persone, fatto sta
che non era mai riuscito a confessarle questo suo grande segreto. Questa
mancanza gli portò sfortuna nel futuro, perché con l’outing volontario sei
preparato ad affrontare qualsiasi situazione, ma quando vieni scoperto
improvvisamente puoi trovarti di fronte a situazioni difficili da superare
(affrontare), sei impreparato a gestire la cosa e i danni possono essere
irreparabili. Naturalmente a Tomas successe proprio questo.
Una sera, un gruppo di amici e amiche
decisero di andare a festeggiare il compleanno di una di loro, in locale
alternativo lontano dal paese e decisero di andare al rinomato TRANSGENDER
GENERATION, famoso ritrovo di persone sessualmente alternative e non solo, dove
potevi mangiare, bere, ballare e naturalmente assistere a spettacoli vari.
Avevano prenotato da parecchio tempo i tavoli per mangiare e festeggiare e
felici e contenti di passare una serata diversa dal solito, in un locale molto
diverso da quelli abitualmente frequentati, si accomodarono a sedere tra
scherzi, risate e sollazzi. La serata passava piacevolmente e le pietanze erano
molto gustose, la musica di sottofondo era gradevole e gli spettacoli
meritavano di essere visti. Sul palco si erano alternate alcune drag queen che
avevano ballato sulle note di Cabaret, West Side Story e Hair, brave ballerine
che facevano da contorno allo spettacolo clou tanto atteso da tutti i presenti.
Finalmente le luci si spensero, tanti
piccoli led blu posizionati sul soffitto cominciarono ad illuminare il palco, e
contemporaneamente all’arrivo della drag queen più amata e richiesta, una
pioggia di piccoli cuori invase tutta la sala e le note di L’Amore è Femmina
cominciarono ad uscire dalle casse ben nascoste. Un boato di assenso accompagnò
quella entrata, seguito da un fragoroso battimano e poi come in un religioso
silenzio tutti ad ascoltare quella voce soave e guardare quel corpo muoversi in
maniera sensuale. L’Angelo Nero aveva fatto il suo ingresso, sorrideva vedendo
tutta quella gente che lo idolatrava e lo acclamava, era un trascinatore e i
seguaci lo accontentavano, tutti tenendo il tempo con li battito delle mani
cantavano insieme a lui, e più lui li incitava e più loro partecipavano
entusiasti, anche il gruppo di amici arrivato per festeggiare il compleanno
erano stati ammaliati e rapiti da quella nera figura sul palco e anche loro si
unirono agli altri presenti. Ma a volte il destino gioca brutti scherzi, e dato
che qui c’è un angelo di mezzo, si potrebbe dire che il Diavolo fa le pentole
ma non i coperchi, e siccome tra quel gruppo di amici c’era anche Hanna, che
riconoscendo il suo migliore amico, inavvertitamente si lasciò scappare dalla
bocca quello che aveva visto e purtroppo, pur nella gran confusione che c’era,
qualcuno dei suoi compagni capì e quello lo disse all’altro e così via, nel
giro della canzone tutti lo seppero. Naturalmente cominciarono tra loro le
illazioni, i sospetti, i te lo dicevo io e per il resto della serata
l’argomento fu quello. Hanna si defilò da loro e cercò in tutti i modi di
arrivare al camerino di Tomas, ma trovò molta difficoltà e molta resistenza,
per caso lui la vide e fece in modo di farla arrivare fino a lui. Si guardarono
senza parlare per qualche minuto, poi lo abbracciò forte e gli sussurrò tutta
la sua ammirazione, lui cercò di scusarsi per averle nascosto quel segreto, ma
lei lo tranquillizzò, gli confessò che anche gli altri lo avevano acclamato e
gli consigliò di farlo sapere a tutto il paese e di non vergognarsi di quello
che stava facendo in maniera egregia.
Per vari motivi i due dovettero salutarsi,
lei ritornò al tavolo con gli amici e lui si apprestò a concludere degnamente
la serata con lo spettacolo di chiusura insieme ai suoi colleghi. Fu
bellissimo, sicuramente la sua migliore interpretazione e dopo aver ringraziato
gli spettatori manò un bacio verso la sua amica.
Il morale di Hanna, nel ritorno a casa,
era diviso a metà, da una parte era felicissima di aver visto ed ammirato il
suo amico, ma dall’altra parte era scontenta del modo in cui parlavano alcuni
dei suoi amici, li tacciò come invidiosi, cattivi e razzisti, ma alla fine i
discorsi si tramutarono in risate.
Tomas, invece era soltanto contento
mentre raggiungeva casa, in un solo attimo si era liberato di due pesi, era
riuscito a far sapere il suo segreto, anche se per caso, a Hanna ed a una parte
del paese. Sembrava tutto a posto, aveva visto i suoi compaesani battere le
mani ed acclamarlo ed aveva avuto la conferma che la sua migliore amica gli
voleva veramente bene. Si addormentò con il sorriso sulle labbra.
La mattina decise di andare a fare
colazione al bar della piazzetta in centro paese, immaginava che ormai tutti
sapevano tutto, si preparava mentalmente ad affrontare la situazione, ma era
tranquillo e rilassato.
Ma quando arrivò si accorse subito che
l’atmosfera era strana, non come quella che si era immaginato, le persone di
una certa età donne e uomini evitavano il suo sguardo e non rispondevano al suo
saluto, qualche mamma addirittura portarono via i bambini al suo passaggio,
molti adolescenti ridavano indicandolo, si sentì spiazzato, il palazzo
d’illusione che si era creato stava crollando improvvisamente, decise
immediatamente di tornare indietro e rinchiudersi nel suo dolce nascondiglio
che gli offriva la casa.
Il telefono squillò, era Hanna e
mentre stava rispondendo una decina di ragazzi uscendo da un vicolo gli si
posero davanti. Lui cercò di evitarli, intuendo che qualcosa non andava, ma
loro si disposero a cerchio lasciando lui nel mezzo, contemporaneamente
all’udir “finocchio di merda” un pugno lo colpì violentemente al volto, lui
cascò in terra ed il cellulare pure, la voce di Hanna stava chiedendo che cosa
stava accadendo, ma Tomas non riuscì a risponderle perché i colpi si
susseguirono e pugni e calci colpirono ogni parte del suo corpo, tutto
accompagnato da grida di incitamento del gruppo di ragazze formatosi
all’istante e dalle offese pronunciate da coloro che lo colpivano.
Quando riprese conoscenza era rimasto
completamente solo in quella stradina, aveva dolore ovunque, assaporava il
sangue in bocca, sentiva tutto ovattato e riusciva a vedere da un solo occhio.
Vomitò aggiungendo dolore a quello che già provava. Cercò di alzarsi ma non ci
riusciva, poi due braccia lo aiutarono a farlo, lentamente si mise sulle gambe
e reggendosi a mala pena si incamminò verso casa accompagnato dalla persona che
lo aveva aiutato, a poco a poco cominciò a sentire la voce che gli stava
parlando, riconobbe la sua amica Hanna e girandosi verso di lei con l’occhio
buono ma annebbiato cominciò a distinguere anche i suoi tratti, l’abbracciò e pianse
e lei con lui. Stettero abbracciati per qualche minuto, poi lei lo sorresse
fino alla macchina e si diressero verso l’ospedale.
La degenza durò circa quindici giorni,
e solo lei e sua madre andarono a trovarlo, lui, al contrario di quello che gli
suggerirono entrambe, non volle fare denuncia verso nessuno di quelli che lo
avevano picchiato ed offeso, li aveva riconosciuti tutti, ma non volle
intraprendere alcuna azione legale nei loro confronti. Decise che quando
sarebbe uscito, sarebbe andato via dal paese, sarebbe andato ad abitare lontano
da quel posto che lo aveva rifiutato, la mamma non era contenta, lo avrebbe
voluto lì con lei, ma lui disse che era meglio per entrambi, lui lontano da
quel posto avrebbe continuato a vivere come voleva e non come gli altri
avrebbero voluto e lei non avrebbe dovuto vivere con l’angoscia che suo figlio
poteva essere picchiato ogni momento.
Hanna era triste della decisione che
aveva preso Tomas, avrebbe voluto essere al suo fianco per aiutarlo nei momenti
difficili che avrebbe potuto incontrare nella sua vita, non voleva che andasse
via, non voleva perderlo, ma capì che per lui sarebbe stato difficile rimanere
al paese, che sarebbe stato impensabile reintegrarsi con quelli del posto.
Piangendo capì ed amaramente accettò.
Nei giorni seguenti Tomas decise il
posto dove andare ad abitare, cerco tramite internet un alloggio e naturalmente
un locale dove andare a lavorare. Per il lavoro non ci furono problemi, era
conosciuto ed apprezzato nel suo ambiente e il locale LE FOLLIE PER TE fu
felicissimo di averlo tra di loro, per la casa invece ci furono più difficoltà,
gli affitti erano sproporzionati in confronto alla grandezza dell’abitazione ma
per fortuna, con l’aiuto del proprietario del locale, riuscì ad acquistarne una
piccola ma pagata il giusto.
Il giorno della partenza, alla
stazione, Tomas era solo con sua madre, naturalmente non si aspettava nessuno
dei concittadini, ma con amarezza notò che neanche Hanna era venuta a
salutarlo. L’altoparlante comunicò ai passeggeri che il treno sarebbe partito
dopo cinque minuti, e la vide arrivare sorridente, anche lui sorrise sentendo
il cuore battere fortemente, aveva una valigia con se, lui le corse incontro e
li chiese cosa significava quella valigia, lei rispose che aveva messo dentro
qualche abito femminile per se e per lui. Tomas la guardò incredulo e perplesso
e quando Hanna gli chiese se poteva partire con lui, la baciò sulla bocca e lei
felicemente ricambiò.
Affacciati al finestrino, mano nella
mano, salutarono la vecchia vita e si avviarono verso la nuova.
Michele
mercoledì 13 novembre 2013
RISANAMENTO
Le benne hanno aperto lo squarcio:
per un tratto di chilometri il cemento
è stato rivoltato dall’aratro,
inghiottiti i
ricordi,
inghiottite le cucine affumicate, gli stretti
vestiboli con gli appendiabiti e
gli ombrelli nelle rastrelliere.
Le uova d’insetto che erano le vite
di prima delle macerie, aquartierate
in nuove zone dormitorio,
sulle macerie la promessa radiosa
della modernità, di una luce nuova
che non tramonterà.Daniele
lunedì 11 novembre 2013
MIRACOLO
Mi vuoi dire perché siamo tutti
misteriosamente attratti alle finestre?
Ah, che bello spettacolo veder scrosciare
la pioggia! Ricordi tua nonna, come
già passava le giornate china
alla finestra? E non parlava con nessuno.
Che aspettiamo tutti?
Che miracolo?
IL MESSIA
Che il Messia sia o no già arrivato,
fa parte della storia della idee.
Ma a parte questo, sotto diverse
spoglie ognuno lo aspetta.
E non è detto che non arrivi.
TRE COSE
I tetti di Parigi,
i gatti di Roma,
i seni di mia moglie.
Daniele
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